domenica, 08 giugno 2008

la verità?

la biancheria intima da puerpera è la causa scatenante della depressione post parto. le comodissime (= informi) e caste camicette candide di puro cotone e le affidabili pedule da buonsenso (firmato..) a me fan venire le vesciche al cuore vanesio, e non escludo che potrebbero pure provocare la caduta dei capelli nei soggetti predisposti .

il sesso precipita inesorabilmente in fondo alla lista delle priorità dopo una notte di sonno, una doccia, un pasto di tre portate: ti abbracci tantissimo, ma mica per amore, per rubare un pisolino di due minuti.

nel giro di sei mesi dal parto le puerpere e le neo nonne iniziano un inesorabile processo di avvicinamento, inglobanza cannibale e rassomigliazione, alcune oltre alle stesse scarpe e borse, hanno pure la stessa acconciatura! 

shopping di stagione, cinema, teatro, lettura e scrittura, depilazione e taglio delle unghie, dieta  e sport vengono crudelmente trascurati, in compenso sei sempre chiusa in casa, agevolmente raggiungibile da un paio di cartelle esattoriali e una raccomandata del facinoroso vicino (giacchè invece quando non c'eri perchè stavi in ospedale dopo il parto t'han visitato i ladri).

per chi avesse il sospetto preoccupato  che ultimamente non ci sia altro che cacca gialla e vomito bianco e peli rossi nella mia vita (e nei miei pochissimi post) rassicuro: c'è pure quel sorriso sdentato, fetente, quello lì che mi frega ogni volta.

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domenica, 08 giugno 2008

formidabile invenzione, quei bavaglini colorati.

e pure i pannolini extra morbidi e super assorbenti, se li sai mettere come si deve.

ma perchè non li fanno anche per  cani?

postato da: alexme alle ore 10:00 | Permalink | commenti
categoria:chesstoria
sabato, 31 maggio 2008

e poi succede che una volta  tuo figlio decide di non svegliarsi tutto urlante nel cuore della notte.

e proprio allora, verso le quattro, tu ti vomiti la cena e l'anima, e il tuo cane c'ha la cagarella.

postato da: alexme alle ore 12:15 | Permalink | commenti (7)
categoria:chesstoria
lunedì, 26 maggio 2008

pfui alla Bullok e il suo pulmino bombarolo.

mai provato la coda della domenica rivierasca con un lattante famelico che sta buono solo se l'auto si muove sul sedile di dietro?

postato da: alexme alle ore 20:09 | Permalink | commenti (5)
categoria:e le domeniche, chesstoria
lunedì, 05 maggio 2008

teddy boyocchei.

sempre pensato le peggio cose delle femmine dalle grandi promesse.

quelle grandiosamiche che al primo sguardo di uomo ti mollavano a piedi col tuo mezzo drink tiepido a ricominciare il discorso con qualcun'altra.

non mi aspetto pietà dunque per la trascuratissima mia passione scribantina.

ma la colpa è tutta di un giovanotto che mi tiene sveglia la notte, (a me e pure a mezzo condominio), che mi fa dimenticare i pasti (mica i miei, per carità, ma quelli del mio compagno e del mio povero cane),  rinnegare tacchi e profumo e che da me vuole solo tetta o bottiglia in cambio di tanta cacca.

postato da: alexme alle ore 23:59 | Permalink | commenti (7)
categoria:chesstoria
sabato, 15 marzo 2008

Era una notte buia e tempestosa.

E miss Jekill se ne stava beatamente sprofondata in un insospettabile pigiamello frufru e plaiddino d’ordinanza sul suo divano a godersi la domenica sera col suo pancione e il dottorraus fregandosene bellamente della bufera che sbatacchiava gli alberi e le imposte, e beandosi pure all’idea del mattino successivo, che questa cosa del congedo di maternità cominciava proprio a piacerle.

Quando qualcosa iniziò a darle un certo fastidio, un doloretto lì in basso a sinistra.

E a un certo punto fu impossibile far finta di non stare proprio una meraviglia.

E anzi a doverla dire tutta forse era meglio andarsene a letto, che se era un crampetto così si rilassava un po’.

Ma tant’è, sto doloretto non passava.

E allora tanto valeva alzarsi a far la solita 34ma pipì.

E fu allora che miss J si arrese all’evidenza.

Quella non era roba da far finta di niente, quello era sangue vero.

Che si fa?

Via il pigiama, presto una tuta,  grattata di testa dell’ignaro cagnetto scodinzolante, deluso dall’ordine triste di tornare a cuccia, coda bassa, odore di casa mia, chiavi, anche quelle dell’auto, portafogli, telefono, giacca.

Via.

Via al pronto soccorso più vicino.

Porca vacca che tempo da lupi.

Porca vacca però almeno non c’è nessuno per strada, e un sacco di posteggio,  e niente coda prima di te in ospedale.

Un giretto in sedia a rotelle, ecografia, cos'ho mangiato per cena e quando.

Un’ora più tardi c’era un freddo cane dentro a quel camice verde, due poveri genitori appena arrivati che erano diventati nonni così, e però pure loro un po’ verdi,  e un’aragostina rosa scura di 1.250 grammi con tanti capelli e troppi tubetti, prigioniera di una teca che mi passava accanto su ruote più urgenti delle mie.

Sta bene, ma per sicurezza lo trasferiamo al reparto di terapia intensiva dell'ospedale pediatrico cittadino - cenno di sì.

Il resto della notte è una nebbia tiepida di flebo e lettino chirurgico, qualche urlo belluino qua e là di gentili signore partorienti dalla stanza accanto, calpestio frettoloso di zoccoletti di pasciute infermiere su e giù per il corridoio, e una sete maledetta.

Era il 4 febbraio scorso, io c’avevo ancora un mare di cose da fare nelle 6 settimane che mancavano al parto, dei peli spaventosi dalle ginocchia in giù e nessunissima idea che il cesareo facesse così male una volta finito l'effetto della droga mannaggia.

E  iniziavo giusto appena a capire cosa può significare preoccuparsi per un figlio.

 

postato da: alexme alle ore 23:13 | Permalink | commenti (16)
categoria:chesstoria
domenica, 24 febbraio 2008
secondo voi è pedopornografia sbirciare sotto il pannolino per vedere se c'è tutto?
postato da: alexme alle ore 18:04 | Permalink | commenti (10)
categoria:cose così
domenica, 20 gennaio 2008

e passi per gli ex tossici della raccolta firme (e offerta) davanti al supermercato del mio ineccepibile quartierello che m'han apostrofato "signorina", ma pure la sussiegosa commessa dell'inavvicinabile negozio del centro (in saldi) ieri ha salutato la mia carta di credito anzichè la mia evidente panzona?

postato da: alexme alle ore 17:05 | Permalink | commenti (9)
categoria:chesstoria
mercoledì, 16 gennaio 2008

Con tutto che cerco bellamente di far finta che il tempo ci sia in abbondanza, quello lì continua a scorrere.

Corre veloce sulle righe cartonate del mio calendario, tra visite, scadenze e settimane.

Scivola via la mattina che ci metto omai un eternità a prepararmi ad uscire.

Trotterella avanti e poi torna spazientito a vedere dove mi sono persa quando vado a spasso col cagnetto.

Galleggia a pancia in su spruzzando come una foca e mi si infila sotto la cuffia in piscina, che poi mi tocca ogni giorno asciugare tutto, e così ne perdo un altro po’.

Si consuma come la carta igienica, avanti e indietro da quel bagno ad ogni starnuto o risolino o qualche fotocopia.

E si accoccola pigramente le sere, tra le pagine di un libro e qualche insulto al buonsenso televisivo.

Il lusso più grande di questo strano momento è la mia liberazione volontaria e sfacciata dai vincoli delle lancette. Semplicemente le guardo e sospiro un oh-beh da un mondo tutto mio, di ovattato surplus ormonale o scellerato menefreghismo, chissà.

Oggi però il tempo ha richiamato la mia attenzione salutandomi e chiedendomi il mio nome, con  quattordici occhi fissi e sette pance più sporgenti delle mie (e solo un paio di culi però ahimè) quando ho incontrato per la prima volta lo sparuto branco di femmine caracollanti, e il loro corredo di ombrelli colorati e fradici, davanti alla piccola palestra vicino casa dove  frequenterò il corso di preparazione al parto.

Tempo di cominciare a fare sul serio, e tempo di rispettare un orario. 

Un bel respiro del ce la puoi fare e un passo più svelto, e vualà.

Per fortuna e decenza non ero l’ultima, data la mia scandalosa vicinanza domiciliare, che certe poverette mi pare provengano dall’altra parte della città.

E qualcuna infatti è arrivata più tardi di me.  E prima di lei, l’ostetrica, un dolcissimo stecco di donna.

Totale nove future mamme: una gamma di forme di ansia, di lordosi gestazionale e di amore che inevitabilmente hanno avuto l’effetto trip della spesa sul nastro trasportatore del supermercato sulla mia mente malata.

Non so voi, ma io ci passerei le ore a spiare la spesa della gente, solo per immaginare di capire come vive.

Ecco, figuriamoci nove gravide.

La perfezionista, la stra-coccolata, la lamentosa, la sapiente (già passata), la ragazza del sud, la giovanissima,  la forse muta, la mangiona (una,  che l’altra sono io).

Le corsare a cui vedrò i calzini colorati una volta la settimana, per altri sette incontri.

E forse sarà meglio che io non mi metta più quelli con le foglioline di marja, che sì che stanno bene coi miei mimetici, ma rischio davvero di sembrare più sciroccata di quello che sono, ancora prima di spiegare che la fede al dito non ce l’ho per scelta, mica per la ritenzione idrica..

postato da: alexme alle ore 23:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:chesstoria
mercoledì, 16 gennaio 2008

Stamattina la pioggia flagellava democraticamente cristiani e quadrupedi qui nel paese del basilico, quando un solerte benefattore in drammatico anticipo si ingegnava nel mio giardino a non deludere una panzona sull’orlo delle lacrime dopo una treggiorni di vita da inuit di città.

La dannata e traditrice caldaia esterna infatti non può essere smontata sotto la pioggia, pena la rovinosa compromissione della scheda elettronica (cito fedele, a monito di chi avesse la mia stessa idraulica sorte).

Per fortuna le mie doti di femmina lamentosa, per quanto abitualmente ben riposte e soffocate dall’orgoglio, all’abbisogna si dimostrano ancora degne di uno straccio di credibilità.

E l’eroico tecnico ha scelto di cedere alle insistenze della derelitta assiderata e correre il rischio.

Rischio peraltro inutile.

L’infame stava benone.

Semplicemente la qui presente padrona di casa, non essendo in possesso di libretto di istruzioni, non aveva premuto tre giorni prima il tasto di sbloccaggio del comando a distanza, ignara dunque di essere lei medesima la causa del disagio.

Devo aver fatto una faccia tale – alla scoperta.

Il buon uomo ha scosso la testa, e sospirato ridacchiando.

E senza un soldo, tanta pietà e un arrivederci se n’è tornato da dove arrivava.

postato da: alexme alle ore 22:39 | Permalink | commenti (4)
categoria:labirinti quotidiani

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